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| 276 | DELLE STORIE |
Imperio di Caio, Claudio o Nerone: e tu anche alla nobiltà di Galba cedesti. Lo starti ora a dormire, «lasciare imbrattare e perdere la repubblica, sarebbe troppa viltà; benchè quanto disonesta, tanto ti fusse sicura la servitù. Non è più tempo da guardarsi di non parer d’aspirare all’Imperio, ma da corrervi. Ricordategli, come fu ucciso Corbulone, di sangue chiaro più di noi? si; ma anche Nerone era più di Vitellio; assai chiaro è appresso a chi teme colui ch’è temuto. E che uno possa esser fatto principe dal suo esercito, Vitellio il sa, che senza pratica nè nome di soldato l’odio di Galba vel pinse; che oramai ha fatto desiderare Otone, come buono e gran principe, vinto non da sapere del nimico o forza di esercito, ma troppo tostana disperazione. Ora sparpaglia le legioni, /disarma le compagnie, sparge ogni di nuovi semi di guerra. Se ardore e fierezza eran ne’ soldati se ne va in fumo per le cucine e per le golosità imparate dal principe. Nove legioni hai tu in Egitto, Giudea e Soria, intere, non per niuna battaglia scemate o discordia corrotte; ma per esercizio assodate, e de’Barbari domatrici: forti armate, cavalli e fanti, fedeli Re, e sopra tutto lo saper tuo„.
LXXVII. „Io solo mi vanterò di non ceder a Cecina, nè a Valente; ma perchè tu non dispregi Mudano per compagno, poichè non l’hai per concorrente, ti vo’ dire che antepongo me a Vitellio, e te a me. In casa tua hai trionfi e due figliuoli, l’uno capace d’Imperio, e nelle prime milizie nei germani eserciti tanto chiaro, che sproposito saria non cedere l’Imperio a te, lo cui figliuolo adotterei se io imperassi. Del bene 0 male che ne avverrà, non an-