Pagina:Tajani - Le Ferrovie.djvu/35

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i cilindri appunto ai polmoni, nei quali si manifesta l’effetto della fatica degli animali.

Il cilindro non è che un tubo di grande diametro, ma non molto lungo, entro cui può scorrere uno stantuffo, vale a dire un disco di grandezza corrispondente al diametro interno del cilindro. Supponiamo che ad un dato momento lo stantuffo si trovi ad un estremo del cilindro; se dietro allo stantuffo facciamo giungere il vapore, la forza che questo possiede farà spostare innanzi lo stantuffo, il quale giungerà così all’estremità opposta del cilindro. Mandiamo ora il vapore contro l’altra faccia dello stantuffo e apriamo un’uscita al vapore che prima ha lavorato: avverrà che lo stantuffo tornerà indietro. Continuando a mandare il vapore ora da un estremo del cilindro, ora dall’estremo opposto (avendo altresì cura di aprire alternativamente l’uscita del vapore esausto all’estremo opposto a quello da cui entra il vapore nuovo) giungeremo a produrre un movimento continuo, vale a dire a trasformare la forza del valore in movimento, ciò che è ufficio comune a tutte e macchine generatrici.

L’apparecchio che serve a mandare il vapore ora da una parte ora dall’altra e ad aprire contemporaneamente lo scarico si chiama cassetto di distribuzione, ed è nello stesso tempo la invenzione più semplice e più ingegnosa.

Disegnate sopra un foglio di carta tre fenditure, più lunghe che larghe poste l’una a fianco dell’altra: prendete poi un coperchio di scatola di cartone così grande da coprir due delle fenditure. Se ora muovete continuamente innanzi e indietro questo coperchio, in maniera che prima nasconda la fenditura del centro e quella di sinistra, poi ancora quella del centro e quella di destra, avrete un’esatta idea del cassetto di distribuzione e del suo funzionamento. Infatti, se il vostro foglio raffigura la parete del cilindro, le fenditure laterali sono in comunicazione col vapore che viene dalla caldaia e la fenditura centrale col