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fitto il cuore. Si rideva di me quasi apertamente, si parlava di quell’amore come di una aberrazione mostruosa. La sola persona che non avesse penetrato questo mistero, era suo cugino.


XXXV.


A questo punto io sono tentato di desistere dallo scrivere queste mie memorie, perché comprendo adesso tutta l’impossibilità di farlo come lo richiederebbe l’importanza de’ miei dolori.

La parola — questa pittura del pensiero — non sa ritrarre che le passioni comuni e convenzionali; rende i profili, ma non ha né le luci, né le ombre, non sa mostrare né le profondità, né le salienze; le grandi gioie e i grandi dolori non li sa dire. Le pagine che ometto qui, perché dispero di saper esprimere con verità ciò che ho sofferto, dovrebbero contenere i dettagli più strazianti di questo racconto. Tutta l’orribilità di quel mio passato fu nei due mesi che trascorsi al fianco di Fosca, ed è ciò che è impossibile raccontare. Mi basta di segnare qui alcune epoche per poter dire più tardi «fu in quel giorno, fu in quell’ora, fu in quell’istante». Il tempo cancella le date impresse dal tempo, ma quelle che il dolore ha scolpite nei cuori degli uomini non si cancellano mai.