Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/111

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paolina. 111


di fatto che egli abbandonava Milano il giorno susseguente alla cattura di Luigi. Forse era una impresa galante che lo chiamava altrove, forse una fuga meditata allo scopo di sfuggire una vendetta giustamente temuta, forse veramente le esigenze d’una splendida eredità: ad ogni modo noi troviamo in ciò il motivo di questo indugio nell’effettuazione del suo disegno. Costante e tenace nel vizio come lo si potrebbe essere per una nobile fermezza della virtù, egli non aveva obbliato Paolina, nè l’immagine della fanciulla gli si affacciava alla mente con quel suo profilo di angelo senza eccitarne le passioni abbiettissime e rinfocarne i progetti.

Io dissi che quell’immagine avrebbe piegato alla tenerezza e alla virtù il cuore più indurito nell’abbiezione, ma vi hanno di coloro, cui non possono giungere mai queste voci misteriose dell’innocenza, questo pio e tacito richiamo che uno spirito puro fa sentire ad uno spirito colpevole, rivelandosi anche soltanto nella bellezza fisica e nella verginità delle forme; espressione divina e indefinibile che emana da un volto, come dalle stelle, dall’oceano, o da un’altra splendida scena della natura, emana il linguaggio di Dio.

Aborti mostruosi nella razza umana, i più riprovevoli fra i reprobi, stanno tra il vizio e la virtù, senza osare di mirare a viso aperto la colpa, e senza piegarsi a sentimenti generosi: si celano nelle tenebre, assalgono una creatura impotente, non hanno il coraggio del grande assassino che lotta colla vittima; sciagurati! non hanno neppure la grandezza feroce del delitto: poi accusano l’insufficienza delle leggi, e gettano in volto alla società le loro colpe, perchè