Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/126

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il vostro amante sarebbe già libero, nè attendeva per farlo l’assicurazione della vostra gratitudine.

— Dio buono! esclamò la fanciulla mortificata e atterrita dal risentimento del marchese. Mi perdoni, non ho pensato mai a quello che mi dice, sono una povera ragazza io, mi trovo tutta confusa innanzi a lei,... ma verrò, verrò, farò tutto quello che sarà per dirmi; ella non vorrà nuocere alla reputazione d’una fanciulla sventurata, ma onesta; è tutto ciò che mi rimane al mondo di mio.

— Diamine! disse il marchese, non parliamo più di queste cose, non umiliatemi col farmi arrossire del mio passato; ho per voi l’interessamento e l’affezione di un padre, nulla più; dimentichiamo tutto ciò che può offendere la purità di questo sentimento.

— Che devo dunque fare? disse Paolina rassicurata.

— Riceverete domattina un biglietto di ingresso al teatro, una maschera di velluto nero col pizzo, e un domino di broccato nero completo con una rosa bianca al lato sinistro del cappuccio. La persona che vi porterà questi oggetti nè vi conosce, nè potrà compromettervi. Dovrete trovarvi al ballo alle undici ore, mi vedrete in quel momento al lato destro della porta, e mi riconoscerete per l’abito che sarà in tutto l’opposto del vostro, cioè un domino di broccato bianco colla rosa nera.

— E n’uscirò?

— Quando vorrete; soltanto che la contessa vi veda una volta al mio braccio: siamo intesi così? o temereste ancora?...