Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/128

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dietro la cortina del palco, pegni di fedeltà accolti e rimunerati nell’onda tempestosa della folla, disegni discussi, convenuti, accettati negli intervalli chiassosi delle danze; poi promesse serbate, affetti antichi delusi, affetti nuovi compensati, rimorsi soffocati, notti insonni e colpevoli, cuore contro cuore, peccati di paradiso, e momenti di ebbrezza mortale. Nel carnevale si semina l’amore e si raccoglie nell’anno. Oh il carnevale!... Libertini e virtuosi, giovani e provetti, vedove e fanciulle, celibi ed ammogliati, seduttori esperti e seduttori neofiti, cercate, indagate negli annali dei vostri affetti, e ne troverete la prima emanazione sotto la maschera di seta, sotto il guanto glacè, sotto la camicia fantastica della debardeuse, o sotto le pieghe modeste d’un domino taciturno e misterioso.

L’illusione è completa, integra, affascinante. Quella treccia nera, abbondante, lunghissima vi fa supporre un volto leggiadro, un ovale perfetto, un naso greco, una bellezza ideale: quella estremità di guancia rosea, pienotta, che fa violenza ai contorni della maschera tradisce, un visetto simpatico, un nasino un po’ rivolto all’insù, una bocca piccina e voluttuosa: quei capelli biondi ricciuti, finissimi, finienti nell’impercettibile, e direi quasi in un’idea, devono adornare un volto grave e pensieroso, poi quella mano piccola, morbida, pieghevole, quella voce soave come le modulazioni d’un flauto, quella taglia gentile e flessuosa, e la foga del ballo che tradisce le anime battagliere, le fantasie eccitabili e i temperamenti nervosi.... oh! egli è una grande epopea il veglione! — Se si potessero togliere ad un tratto, e come