Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/13

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paolina. 13


elegie, quanti segreti patimenti in quell’asilo di dolore! E dove sono le traccie delle lagrime che vi furono versate? Ove pianse la giovine cucitrice la sua innocenza venduta per un pane? Ove aveva dianzi tessuti i suoi sogni verginali sull’avvenire?

Ecco la camera che fu già abitata da un artista pittore, forse sconosciuto e forse valente. — Quei profili di donna nel muro, tutti simili, tutti riferentisi allo stesso viso, accusano in lui una passione amorosa: lì presso un’infinità di piccoli schizzi e di disegni: un cavallo sfrenato, un pollo vestito da dottore, uno sparviero in abito di notaio, un giudice che firmando una sentenza di morte fa scattare colla penna una molla che pone in moto la ghigliottina e uccide il paziente, e scrittovi sotto: Qual corra differenza tra il carnefice e il giudice: e nel lato opposto un’ampia macchia di vino lanciatavi con violenza, rammenta qualche orgia famosa, sfrenata, memorabile, giacchè la povertà ha pure le sue orgie, sempre provocate da uno stimolo che si può definire disperazione, e in cui invece di perle si lasciano cadere nella tazza delle lacrime.

Nella camera che segue, quel disco di fumo nel soffitto fu prodotto dalla fiamma della lampada, intorno a cui si assembravano in comune le operaie per proseguire i loro lavori fino a notte inoltrata. — Ecco in quell’angolo un mazzo di fiori avvizzito. Chi lo donava? Forse, per uno strano contrasto delle nostre passioni, esso era stato abbandonato perchè rammentava un affetto non colpevole. In un gabinetto più decente, un nastro lacerato sostiene tuttora