Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/168

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168 paolina.


ardite di svolgere le pieghe inumidite del suo lenzuolo funerario, e vedrete quel seno vellutato di donna ripiegarsi e rivestire le forme dello scheletro, e le vostre dita si arriccieranno pel ribrezzo al contatto di quella pelle viscida e oleosa, ove la vostra bocca non avrebbe esaurita mai la sua sete di baci e di profumi.

Ma se tale è il destino della bellezza e della vita, dovremo noi aggiungere, anche dello spirito?

Forse eccitati da questo dubbio, gli uomini approffittano saviamente dell’esistenza e raccolgono tutti quei fiori che la fortuna lascia cadere sui loro cammino. Ciascuno di noi ne porta seco nascendo la sua corona, e sono le illusioni, sono gli affetti, sono gli slanci nobili e generosi, sono sovrattutto gl’inganni — poveri fiori che si distaccano e cadono ad uno ad uno, e non lasciano quasi mai che un serto pungentissimo di spine; ma ve n’ha un’altra ancora per l’uomo, quella che ciascuno si compone da sè stesso coi fiori che raccoglie passando sulla sua via, e si chiamano amori, piaceri, incostanze, godimenti, follie; fiori che crescono a migliaia nel giardino della vita, e chiunque non ha che a chinarsi a raccoglierne, quando pure una segreta predizione