Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/174

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174 paolina.


Rientrò in città che la sera era già buia e la folla si diradava nelle vie: egli pensava a Marianna e ad alcune parole sfuggitele nel suo vaneggiamento, un terribile sospetto incominciava ad impadronirsi della sua anima: — e s’egli fosse colpevole? ma non lo è egli già stato? lui..., quell’uomo che ha fatto versare tante lacrime a quell’angelo, che ha avvelenato la pace confidente del mio amore.... egli, quell’abbietto, che forse.... ma a quel punto un dolore improvviso lo tolse alla sua meditazione, una manata di coriandoli lo aveva colpito di pieno nel viso. Luigi non vide più nulla, si morse le labbra fino a farsi spicciare il sangue, poi si diede a correre come un forsennato verso l’abitazione del marchese, urlando e rovesciando i passeggieri che tentavano di trattenerlo lungo la via. Ma non di meno, salite le scale del palazzo, si sentì come arrestato ed intimorito da quell’aspetto di grandezza — egli che usciva allora da una prigione umida, angusta, sotterranea — e chiese con voce risoluta, ma calma:

— È in casa il marchese di B?

— È partito stamane, rispose pronto un domestico che n’era prevenuto, è andato a prendere le ceneri a Notre—Dame di Parigi.

Il giovine discese lentamente le scale e per una di quelle reazioni improvvise che succedono spesso nelle nature sensibili e buone, si sentì a un tratto mutato: sentì nel suo cuore come un gruppo, come qualche cosa di duro che doveva stemperarsi e disciogliersi: uscì sulla strada; tutto era silenzioso, i fanali riflettevano la loro luce su quegli strati