Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/190

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190 la fava bianca e la fava nera


gnor Paoli, colto il momento opportuno, fece scivolare il coperchio sopra la scatola, dicendo:

«Non la vedrete più fino a posdomani; vado a metterla al sicuro nel mio studio, e ve la chiuderò a chiave.

Ma non aveva fatto ancora atto di alzarla che si arrestò come colpito da un’idea improvvisa, e disse scoprendo daccapo la torta:

«Scommetto che ci sono le fave.

— Le fave! esclamò Faustina.

— Sì, è un’usanza.... Si usa nasconderci dentro due fave.... (e s’interruppe per esaminare attentamente le estremità della torta). — Si usa metterci una fava bianca ed una fava nera. La dama cui tocca in sorte la fava bianca è la regina della festa; il cavaliere cui capita la fava nera.... Ma ecco, ecco qui appunto la fava bianca, questo è il segnale, questo bottone di zucchero...., il cavaliere cui capita la fava nera è il re; essi fanno gli onori della festa, ricevono gli omaggi di tutti gli altri invitati, aprono il ballo, dirigono i giuochi, impongono le penitenze; il re e la regina hanno pieni poteri su tutta la società; e quei riguardi, che si devono l’un l’altro sono in certo modo obbligatori per tutto l’anno, fino all’Epifania seguente. È una bella usanza; tua madre, mia cara Faustina, è già stata regina due volte; l’ultima volta ha avuto l’onore di avere per re nientemeno che il segretario generale; quattro mesi dopo io ho avuto la mia nomina a Capo— sezione.

La signora Angelica tossì leggiermente e si curvò ad esaminare daccapo la torta.