Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/20

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greto del suo cuore. Noi discendiamo a tali particolarità, perchè su quell’affetto e su questo rancore, e sui raggiri che riflettevano gli amori delle sue operaie, era basata tutta la vita morale di quella creatura sozza e volgare, di cui avremo a far parole più volte nel nostro racconto.

Al rumore di alcuni passi su per le scale, le ragazze interruppero il loro lavoro, e una biondina, aprendo tanto le tende di un uscio da farvi passare la testa e le mani e niente più, come quelle testine di angiolo con due alette, che vediamo dipinte tra due nubi nei quadri delle chiese, annunziò il marchese di B., il conte di F., il barone di C., il cavaliere di Z., e quattro o cinque sconosciuti.

All’udire profferito il nome del marchese di B, tutti gli sguardi delle ragazze si rivolsero su Paolina, che si sentì trafitta nell’anima, ma li sostenne con quella schietta impassibilità che sapeva attingere dalla coscienza del suo abborrimento verso quel ricco persecutore; e madama Gioconda uscì dalle sue camere in abito di casa, e venne ad accogliere gli ospiti. Qui fu un profferire di nomi indistinto, un porgere di mani, un fremere di esclamazioni, un bisbiglio, una gara di proteste impossibile ad esprimersi; se non che, nel sedarsi dell’assalto, si poteva scorgere che ogni cavaliere aveva acquistata una buona posizione presso la sua dama, e il marchese s’era collocato a fianco di Paolina, a cui offriva per la terza volta la sua mano senza che venisse accettata.

— Quanto siete sciocca! disse con calore madama Gioconda, alla bella renitente; e vedendo che l’epiteto era