Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/22

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22 paolina.


— Ninì, chiese allora la ragazza con un suono di voce argentino, e comparve ancora tra le tende la testa della biondina che aveva già annunziato l’arrivo di quei signori, con un: che si vuole?

— Vi prego, Ninì, disse Paolina, misurate il collo di questa camicia al signor marchese.

— Non lo fate, interruppe con fuoco madama Gioconda; la signorina può farlo da sè, non voglio voglio capricci, io, non voglio ostinazioni di questa sorta....

— Ma, madama, soggiunse la povera ragazza, bisogna togliere la cravatta al signore, ed io....

— E voi la toglierete.

— Io no, signora.

— Ah, voi siete una impertinente.

— Via, via, disse il marchese a modo di conciliazione; io non voglio essere qui motivo di dissapori, tanto più che questa camicia mi va ottimamente, e parmi superfluo misurarla.

— Non è per ciò, non è per ciò, continuava madama Gioconda gesticolando, e sollevandosi quattro dita dal suo trono; ma nel calore della perorazione le sfuggì un grido di dolore, acuto, profondo, straziante, e troncando a un tratto le sue invettive, si alzò dalla seggiola, e si slanciò furiosamente verso la finestra.

Tutti gli occhi si rivolsero a quella parte con terrore, e videro.... che il pappagallo, avendo messo una zampa fuori della gretole della gabbia, il cane l’aveva afferrata coi denti, e la tirava a sè con tanta violenza da spezzarla.