Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/23

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paolina. 23


— Oh mio Dio! esclamò la signora con accento disperato — e afferrando il botolo per le orecchie, lo lanciò spietamente sullo spazzo: il poveretto corse tutto aggomitolato a rincantucciarsi, poi si rifugiò in grembo d’una sua protettrice, che lo compensò di carezze.

— Ah, signora, voi amate straordinariamente quell’uccello, disse il cavaliere di Z.

— Oh sì, straordinariamente; ma osservate.... non si sarà egli fatto male? pare che questo dito sia stato offeso non poco.... non ti senti tu male in alcun luogo, povero bibi?

Chiro, chiro! rispose ancora il pappagallo.

— L’udite, cavaliere? egli asserisce di no. Oh quanto è intelligente e gentile!... E dopo averne accarezzato il collo e le ali colla guancia, lo ripose nella gabbia.

Questo avvenimento aveva interrotto molto a proposito lo spiacevole diverbio, e il barone di C., il quale non aveva ancora trovato modo d’intromettersi nella conversazione, incominciò a raccontare che quand’egli era in America, possedeva due pappagalli d’una bellezza sorprendente: dovendosi allontanare alcuni giorni li rinchiuse nella sua camera, e provvide pel loro sostentamento fino al suo ritorno che credeva quasi imminente, ma circostanze impreviste lo trattennero lungi di là quattro mesi. Quindi ritornato non osava inoltrarsi nella camera pel ribrezzo; ma si decide, apre l’uscio e.... oh sorpresa! invece di due pappagalli morti, ne rinviene sette viventi. Che è? che non è? Essi avevano scalcinate le pareti, e s’erano nutriti di questo cibo, e oltre a ciò avevano nidificato. Risa compresse e indizi di stu-