Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/24

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pore accolgono il racconto, ma il barone lo giudica uno stupore sincero, e si applaude di questo trionfo.

Alcune ore dopo, quando quei signori e le operaie si erano ritirati alle loro case, madama Gioconda, tenendo la Paolina per le mani sul limitare dell’uscio, le mormorava non so quali parole, cui la povera ragazza rispondeva costantemente: — ah ciò è impossibile, madama, ciò è impossibile!

— Bene, sia come volete, ve ne farete ragione col tempo; ma pensate intanto che io non parlo che pel vostro meglio, per la vostra felicità, mia cara figliuola, pel vostro avvenire.

— Grazie, grazie, mia buona signora, ripeteva la Paolina, che nella sua semplicità, credeva innocenti e disinteressate quelle insinuazioni; e madama Gioconda, abbracciandola con un’effusione di tenerezza ben simulata, le augurò la buona notte, non senza aggiungere con un suono di voce più dolce: e vogliatemi perdonare le acerbe riprensioni di questa sera!

La povera fanciulla si sentì tutta commossa e intenerita da quelle parole, e quando fu nella via, nel calare il velo del suo cappello, si accorse che aveva le lacrime agli occhi. Oh! ella era una buona creatura, una fanciulla saggia e innocente, degna d’una fortuna migliore; ma è tempo che ne parliamo più diffusamente.