Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/26

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bocca breve e purissima, le labbra colorite di cinabro, e sempre molli e rugiadose, le sopracciglie esatte e bene arcate, le ciglia lunghe e pieghevoli, le pupille dell’azzurro più puro del cielo.

Ma non era da questi lineamenti di una perfezione quasi ideale, che avessero origine tutte le sue attrattive; vi era in lei qualche cosa d’inconcepibile, non provato che pe’ suoi effetti, un’emanazione, un profumo, un’armonia che andavano all’anima e la facevano sua; e quel sorriso, quel solo sorriso avrebbe piegato alla tenerezza e alla virtù il cuore più abbietto e colpevole.

Per ciò ella incontrava dovunque un’accoglienza onesta e cordiale, nè aveva potuto farsi un’idea sfavorevole degli uomini, perchè non aveva veduto mai che mani sporte a stringere la sua, e non aveva udito parole che non suonassero un omaggio alla sua innocenza. — La medesima dissolutezza avrebbe arrossito di attentare a quella virtù che ignorava sè stessa, e rinveniva in questa medesima ignoranza una difesa.

L’odio, il timore, l’amarezza, lo sconforto, il dolore le erano state per lungo tempo sensazioni sconosciute. — Orfana appena nata, vissuta fino a sedici anni in una agiatezza superiore al suo stato, educata da una saggia tutrice a principî retti ed austeri, fiduciosa nella Divinità e negli uomini; docile, buona, lieta, contenta per una proprietà della sua natura, quantunque dotata d’una sensibilità squisitissima, non aveva avuto che fiori e sorrisi nella vita. Ma nulla è sacro a quegli illustri viziosi che la ricchezza rende