Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/42

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sua, prostrato tra le ginocchia di sua madre, tenendo i nostri occhi fissi ne’suoi, e ripetendo ad una ad una le sue parole. Se non che Marianna aveva quindici anni compiuti, e questo paragone potrebbe parere intempestivo, per chi non avesse conosciuto l’innocenza e la bontà angelica e rassegnata di quella fanciulla.

Vi hanno creature che l’avversità inasprisce e rende malvagie, come ve ne hanno di quelle, di cui ingentilisce e perfeziona lo spirito, e l’avvicina lentamente a quegli attributi ideali che noi supponiamo nell’angelo. Così era avvenuto di lei, che una serie di orribili patimenti, quali appena l’immaginazione ha potere di comprendere, non aveva potuto irritare contro gli uomini, che aveva pur tanti motivi di odiare. Non ch’ella avesse obliato le amarezze di cui le avevano ricolma la vita, ma aveva trovato in sè la forza di perdonarle — aveva pur conosciuto tanti infelici, aveva veduto in essi tanti buoni, aveva fruito dell’amore immutabile e santo d’un affettuoso fratello, e questi benefici erano sufficienti a suggerirle un sentimento di verace riconoscenza verso l’umanità e verso Iddio.

Lasciata orfana con Luigi a cinque anni, la poveretta aveva errato per le campagne mendicando, aveva trascorse delle lunghe ore nel fango delle vie, aveva passate delle rigide notti d’inverno nei fienili e sotto gli atrii delle porte; e nell’estate aveva dormito nei prati e sugli argini, aveva sentito scorrere i ruscelli, aveva veduto volare le farfalle, fiorire le viole lungo le siepi, nella notte aveva ascoltato il trillo delle locuste nelle stoppie, e il gorgheggio melan-