Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/41

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paolina. 41


cate; e levando di sotto la coltre un braccio sottile e cadaverico, presentò il suo polso a Luigi, che sorridendo vi soprappose il pollice della man sinistra, e dopo un momento di attenzione: — veramente, disse, le pulsazioni sono oggi molto regolari, il vostro sangue è tranquillo, la febbre vi ha quasi abbandonata, — e posò la palma della mano sulla fronte alta e pallida dell’inferma, come per accertarsene.

— Quanto mi fa bene questo fresco della vostra mano, disse Marianna.

— Egli è perché la vostra fronte è scottante; volete che io resti in casa oggi? voi non siete ancora guarita, e così sola....

— No, no, interruppe l’altra con vivacità, e con uno sguardo dolcissimo che lasciava trasparire la più ingenua riconoscenza; andate pure, Luigi; io mi sento bene, e poi sapete che la nostra vicina viene ogni due ore a vedermi; fate soltanto il favore di porgermi quella limonata.

Il giovine ubbidì, e avendo rinnovata la sua domanda di rimanere, e avendone avuta una seconda negazione, raccolse e assicurò con diligenza sotto il materasso di piume le coltri del lettuccio dell’inferma, e dandole mille consigli di rimaner ben coperta, di starsene quieta, di mandarlo a chiamare dalla vicina ove occorresse, uscì e corse difilato al suo laboratorio.

Quando la ragazza fu sola, si raccolse tutta in sè stessa, e recitò a mezza voce le sue orazioni del mattino. — Erano una preghiera semplice, breve, affettuosa, pronunciata colle palme giunte, e con un abbandono di fiducia tutto infantile, quali ciascuno di noi le ha recitate a quattro anni dell’età