Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/62

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nente, e troverete ancora un marito, che potrà rendervi più felice di me. — Addio, mia cara Anna, non dimenaticatemi così presto, ma ricordatevi ch’io sono inesorabile nelle mie determinazioni.»

«In seguito a questa lettera, la lontananza del duca rendendomi la mia libertà, e non sapendomi risolvere a restituirmi al mio villaggio, ove non aveva più il legame d’alcun affetto, e dove mi era stata usurpata quasi interamente la piccola eredità di mio padre, m’appigliai al partito più semplice di rimanere in Milano — tant’è, dove avrei ancora potuto essere felice?

«È qui che conobbi Elisa***, questa donna saggia, operosa e caritatevole, da cui riceverai le cure d’una madre, quelle cure che avresti ricevute da me, o mio figlio. — Io non ti vedrò, nè potrò compensarti colla mia tenerezza la sventura della tua nascita. — Tu non saprai di quali sacrifizi io sarei stata capace per la tua felicità.... La tua felicità! oh! potessi scorgere almeno quale avvenire ti è riserbato! Ma qualunque esso sia per essere, tu non maledirai, no, la mia memoria, nè attenterai alla vita di quell’uomo ingrato e colpevole che fu tuo padre. — Forse neppure ti sarà dato conoscerlo, forse.... ma Elisa lo ha veduto, e ti additerà le vie di rintracciarlo, se l’età avendo modificata la sua indole e purificati i suoi costumi, potrai sperare da lui, se non una protezione e un appoggio, almeno la cordiale affezione di un padre.

«Addio, o mio figlio; il dolore mi vieta di scriverti di più, e quante cose mi rimangono a dirti: morrò dunque