Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/63

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paolina. 63


col cuore ripieno di te, e non fare che il tuo rimanga chiuso alla sventurata memoria di tua madre.

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«Oh Paolina! oh mia figlia!... sono sopravvissuta alla tua nascita, vivo ancora per conoscere la felicità e per agognarla nell’istante in cui mi opprime la certezza di perderla. Oh sì, io desidero ardentemente la vita ora, ora che avrei un fine cui riferirla, un cuore cui dirigere queste passioni che mi divorano ancora inesaudite. Ma il mio destino è inflessibile, e sono assicurata che non ti sopravviverò che di qualche giorno breve e doloroso.

«Dedicherò almeno alla tua educazione e alla tua possibile felicità questo avanzo di vita: le pagine che unirò a questa memoria ti insegneranno a conoscere il cuore degli uomini, e a difenderti dai raggiri della società; a schermirti contro una parte delle sue istituzioni, ad adoprarti per conoscerne l’indole ed il modo di lusingarla, giacchè non ti sarà lecito fuggirla. Vedrai per esse, quanto sia più nobile e più utile pel tuo benessere l’appartenere alla classe infima, alla classe del proletario, come quella che è più pura dei gran delitti sociali, e che si crea col lavoro il diritto di esistere e di essere felice, checchè si faccia dalle classi più elevate per disconoscerlo.

«Oh mia figlia! tu sei bella: se l’età ed il dolore non altereranno questa tua piccola testa di angelo, se il tuo cuore sarà dolce ed affettuoso come quello di tua madre, la tua virtù avrà molto a lottare contro la seduzione, ma non ti gioverà a nulla il mio esempio? Oh! tolga il cielo