Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/64

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che tu abbia ad essere, come me, colpevole e sventurata! La delicatezza dell’anima della femmina, la conoscenza più sicura che una donna può avere della colpa d’un’altra donna mi fanno sperare da te un giudizio più indulgente sul mio fallo; oh Paolina! oh mia figlia! saprai tu perdonarmi?»

Ma a questo punto, Paolina si lasciò cadere il manoscritto sulle ginocchia, e si portò le mani al viso, come per nasconderne le alterazioni e le lagrime.

— Cessate, cessate, diceva intanto Luigi con un suono di voce rotto e mancante. Dio! qual santa donna fu vostra madre!... e voi, figlia di un duca, e temevate ch’io.... ma asciugate le vostre guancie, Paolina; quella buona Anna sarà ora più felice di noi che pur lo siamo già tanto; via, non leggete più per questa sera!

— No, no, rispose la fanciulla, sarebbe impossibile: oh! se sentiste, se sentiste ciò che sta ancora scritto in questi fogli.... Non sono più di quattro anni che Elisa mi scrisse dalla Francia, e mi rese noto che quel nascondiglio celava queste preziose memorie.

— E perchè vi ha essa abbandonata?

— Le sue esigenze commerciali la costrinsero a soggiornare in Parigi: non ero che uscita dall’infanzia quando essa partì, e mi affidò alle cure di sua sorella che voi pure avete conosciuta, e che morì or fa un anno. — D’allora io rimasi sola, ma Elisa venìa spesso a vedermi, e volle che vivessi sempre qui, per ricordarmi, essa diceva, di mia madre, che pur visse e morì in queste camere; voi sapete che mi ha assicurato a vita questo appartamento.