Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/70

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70 paolina.


«Saprete che fui assente fino a ieri, e che non avrei potuto serbare prima d’oggi la mia promessa, per quanto avessi desiderato di farlo con sollecitudine. Al mio allontanarmi di qui, incaricai persone di sorvegliare le abitudini dei due amanti, e specialmente del giovine, ora da queste cognizioni doveva trarre il miglior partito per ideare il mio progetto, nè poterono essermi partecipate prima di ieri sera. Eccovi adesso quello che avrei deciso di fare, al doppio scopo di porre fuori della scena quell’artigiano, e di trarre Paolina in vostra casa: già il mio disegno si limita a ciò, io non potrei fare di più, e voi mi dovete subentrare in tutto il resto. Quel giovane si chiama Luigi ***, e, per quanto mi consta, ama la ragazza di un amore puramente sentimentale: come ciò possa accadere io non lo so, ma si hanno degli strani gusti quaggiù, ed ho motivi abbastanza ragionevoli per crederlo. Ciò non ostante, essi si vedono tutte le sere ed egli non esce dalla casa di lei che a notte molto inoltrata. Costui ha una sorella sciancata che lo accompagna nelle sue visite serali, e questa circostanza sarebbe stato un ostacolo quasi insuperabile pel mio progetto, se la fortuna non ci avesse favoriti col mandarle una buona febbre che l’incatena perpetuamente alla sua cuccia. Da ciò consegue che il giovine ci va solo, ed esce solo. Voi non ignorate che io conto fra i miei servitori intimi alcuni bravi in sedicesimo, la cui abnegazione, e il cui eroismo hanno già resistito a prove di bomba. Due di essi, e i più arditi, si offrirebbero dunque di avere uno scontro col giovine nell’ora ch’ei suole rientrare alla sua soffitta nella via di S. Eustor-