Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/78

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e vi abbraccia per lo sgomento, e così abbracciati si corre, si corre.... il vento agita i capelli e le vesti, il volto, le guancie si toccano, pare che appena si pieghino le erbe coi piedi, si è tanto leggieri, si è tanto felici, si è tanto lontani dalla terra in quel momento!

Paolina trasse da un piccolo paniere la colazione, consistente in alcuni pani di fior di farina, una torta colle prune, del butirro, dello zucchero e delle frutta, mentre Luigi tornava correndo da una fattoria con un vaso ripieno fino all’orlo di latte ancora tiepido, e una bottiglia di certo amarone confortevole che riserbava a se solo, come non avvezzo a quelle bevande delicate delle ragazze. — La mensa fu coperta con un fazzoletto di bucato, le stoviglie furono pampini di vite selvatica, e si bevve in una sola tazza inneggiando alla felicità, e all’amicizia.

— Oh bel giorno! disse Paolina, dopo un istante di quel silenzio che è prodotto talora da un’eccessiva felicità, perocchè la felicità eserciti sopra di noi un’oppressione poco dissimile da quella del dolore.

— Sì, un giorno delizioso, rispose la Mineu, ma non per tutti; vi hanno di coloro che soffrono molto in questo momento, e a cui parrebbero un gran favore della fortuna queste stesse reliquie della nostra colazione.

— Oh sì, disse Paolina tristamente, avete osservato voi pure quei poverelli che ci sporgevano le mani supplichevoli lungo la via! Io non so guardarli mai senza che mi rattristi, e vi fu un tempo in cui questa compassione divenne così profonda, che gli stessi motivi che la moveano non po-