Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/82

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82 paolina.


— Ma se questa rivoluzione radicale fosse ineffettuabile, disse ancora la Mineu, credereste dunque anche dannoso il porgere un limite alla ricchezza, l’impedire la povertà assoluta, il migliorare la sorte della classe pensante e della classe operaia, chiamandola a dividere i profitti del loro lavoro, invece d’una mercede insufficiente che rende impossibile l’aspirare ad una classe più elevata; ma voi dite bene, mio buon fratello, bisogna accettare la vita come piacque alla società di modificarcela, per me ne sono paga, nè oserei chiedere di più; io sono abbastanza felice così, e voi non mi vedeste mai che sorridere.

— È perciò che la vostra commozione mi riempie di meraviglia, e io vorrei che voi aveste più spesso tra le mani i vostri ferretti delle calze che cotesti libri sciagurati; ma ritorniamo alla città prima che il caldo si faccia più intenso e che la fatica non vi rinnovi la febbre.

— Che uccello è questo che canta? chiese Paolina a Luigi.

— Una cingallegra, il primo uccello che canti in primavera; esso ha fatto qualche disegno sulle bricciole della nostra colazione.

— S’egli è così, alziamoci subito, e porse il suo braccio a Marianna, dicendole: volete che corriamo?

— Corriamo.

Le due ragazze si arrestarono ansanti e trafelate sul ciglione della via; quella corsa aveva scacciato dai loro animi ogni pensiero fastidioso, e il resto della passeggiata fu dolce e piacevole, come avviene a quegli uccelli che riparano al nido dopo una tempesta, per uno spazio di cielo sereno.