Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/92

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neva chiuso alla cintola per le due estremità, le disse: io vi riporto un amico, e lasciò scorgere il suo gattino rosso, che poco riconoscente alle carezze della fanciulla, l’avea da qualche giorno abbandonata. Marianna lo riebbe con piacere, e ringraziò la buona donna che le disse:

— Se non sapessi che andate a star meglio che qui, vi offrirei un posto nella mia povera casa; ma contate su di me in qualunque circostanza: voi siete buona e compassionevole, e se perciò non potrete essere molto felice, giacchè i buoni lo sono difficilmente quaggiù, non sarete però troppo sventurata, poiché il Cielo avrà compassione di voi che la meritate.

Poi vedendo che la fanciulla si asciugava le lagrime col suo fazzoletto:

— Via, aggiunse, siate forte, siate ragionevole, abbiate fiducia nel buon Dio, ed egli si ricorderà di voi; pensate che è una grave colpa il dubitarne, e che possiamo solamente essere felici nell’accettare con rassegnazione e con coraggio i nostri mali: quanto più avremo sofferto quaggiù, avremo tanto maggior diritto di essere altrove felici.

E chinandosi la baciò sulle guancie, e continuò a salire alla sua soffitta.

Marianna si sentì tutta intenerita dalle parole della vicina, e quantunque il suo cuore ne avesse acquistato coraggio, avrebbe voluto piangere e piangere più che mai; essa ne sentiva un bisogno irresistibile.

Chi non ha provato come nelle grandi sventure, quando tutto sembra congiurare contro di noi, tutto ci abbandona,