Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/97

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riere che si attentava a prodigargli qualche consolazione, e si buttò supino sul letto, meditando i disegni più strani per la sua salvezza, e formulando le accuse più inaudite contro la società e contro le leggi. Che avrebbe egli detto se non avesse ignorato che si trovava colà per le trame di quegli uomini abbiettissimi che erano il marchese di B. e il conte di F.?

Aveva passate molte ore in quella situazione, quando gli parve di udire il suono di una voce conosciuta, una voce che non aveva ascoltato mai senza trasalire. — Io vi ripeto che non vorrà veder persona, diceva il carceriere — ma non sarà così di noi, rispondeva questa voce, e poi abbiamo il permesso.

— Sta bene, sta bene, replicava l’altro, quando lo volete ad ogni costo, io vado a prevenirlo.

Luigi ritornò tosto in sè stesso ascoltando quelle parole di Paolina, e prevedendo quanto la poveretta avrebbe sofferto di più se lo avesse visto così sconsolato, si ricompose, e si passò le mani sul viso, come a disperderne le traccie dell’alterazione e a dargli un’apparenza più serena.

— Siete voi? disse poi astrattamente alle due fanciulle che entravano quasi paurose, esitando.

— Oh Luigi! risposero quelle ad un tempo, e si gettarono nelle sue braccia.

Vi fu un istante di silenzio solamente interrotto dalla pulsazione dei loro tre cuori, e dal singhiozzo soffocato delle ragazze.

— Ma che avete fatto, Luigi, per meritare una così se-