Pagina:Tartufari - Il miracolo, Roma, Romagna, 1909.djvu/77

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— Chi sta solo piange spesso - ella sentenziava, rimanendo in piedi accanto a Vanna, la quale non si curava della sua presenza; e allora, per entrare nell'argomento, Palmina si lamentava acerbamente di Titta, che non voleva sposarla, mentre sposandola e morendo prima di lei, come di giusto, le avrebbe lasciato un pane per la vecchiaia.

— Ma le carte non ingannano e le carte dicono che mi sposerà - asseriva Palmina con fervida convinzione e, lampeggiando malizia dagli occhietti vividi, estraeva dalla tasca del grembiale un mazzo di carte.

— Ecco, guardi, signora, il giuoco è chiaro. Adesso farò le carte alla sua intenzione.

Vanna, infastidita, volgeva il capo altrove; ma Palmina, Titta lo giurava, era nata per fare la strega, e conosceva tutte le arti della malia. S'inginocchiava in terra, mescolava le carte, poi le disponeva, a mucchietti, sull'orlo del tavolo.

— Oggi è il secondo venerdì del mese e non c'è giornata migliore per queste cose. Nel secondo venerdì del mese le carte sono vangelo! - e assumeva un aspetto grave, premendo con la punta dell'indice i vari mucchietti.

— Posi il dito qui, signora, e concentri il pensiero. Se lei non guarda, il giuoco non riesce.

Incuriosita, ipnotizzata, Vanna diventava docile.

— Novità sotto i coppi di casa - Palmina affermava, soddisfatta, interrogando le carte con cautela. - Questa è la donnetta buona; eccola,