Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/140

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stiolina, trasportata dalla bufera lungi dal proprio nido.

Ella si asciugò le gote lacrimose col fazzoletto listato di nero e girò lo sguardo sulle persone che le stavano intorno.

— Fate dunque le opportune presentazioni, mia cara amica — disse il Montefalco con auto revole bonarietà.

— Certo, certo — rispose Adriana — ma prima domando una mezz'ora per dare un po' di garbo al mio piccolo fiorellino — e, senza attendere ri sposta, uscì dal salotto, trascinando Flora dietro di sè.

Nell'anticamera Adriana ebbe un moto d'impa zienza vedendo Penelope alzarsi dalla seggiola e muoverle incontro.

— Per oggi no ella disse, non lasciando all'altra il tempo d'interrogarla. — Spero che sarà per domani.

Penelope le sbarrò il passo. — Ma lei, signora, mi aveva promesso imman cabilmente per oggi. La voce di Adriana divenne aspra. — Se si potesse mantenere tutto ciò che si promette, sarebbe una cosa magnifica! D'altronde, non mi annoiare troppo, perchè io aggiusto tutto, anche sul momento, e mi rivolgo altrove. — Per carità, non mi faccia questo torto, si gnora contessa! --- esclamò Penelope rabbonita. — Sarà per domani, per passato domani, per quando lei vuole, insomma! — Cosi va bene! — disse Adriana, subito calmata anch'ella; e seguita da Flora, che cre deva aggirarsi in un'atmosfera di sogno, entrò nello stanzino da toletta in compagnia di Ca-