Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/139

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la testa bionda riversa, gli occhi natanti come in un'estasi di felicità; e poiché Flora, inebetita, tremante, acciecata dal fumo di sigaretta, stor dita dall'acuta flagranza che i capelli materni esa lavano, rimaneva passiva, senza muoversi e senza parlare, Adriana ripetè di nuovo con accento an che più carezzevole:

— Ma parla, dunque, piccola capinera, dim melo che sei proprio tu!

Flora tentò balbettare qualche parola, le labbra smorte si contrassero, le mani si aggrapparono alle vesti di Adriana, ed ella ruppe in sin ghiozzi:

— Ma guardatela la piccola bambolina che piange, perchè si trova vicino alla sua mamma! Alzami dunque gli occhi in viso, sciocchina, non faccio mica paura!

Tutti risero e si avvicinarono. Adriana, sempre amorosa e ridente, trasse la figliuola a sedere sopra una poltrona, le s'ingi nocchiò accanto sul tappeto, e abbandonò nel grembo di Flora le bianche mani gemmate, che apparivano anche più candide a contrasto delle vesti brune della giovanetta. — Dunque la cattiva bambolina ha giurato di piangere ancora per far andare in collera la sua mamma? — Perche non sei venuta alla stazione? — chiese Flora, con voce rotta dai singhiozzi. --· Io ti scrissi una lettera ieri per avvisarti del mio arrivo! — Ma io apro la corrispondenza di sera! Bi sognava telegrafarmi, bestiolina! Sei una vera bestiolina! E Flora somigliava davvero ad una misera be-