Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/138

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infagottata grottescamente di misere vesti e con l'espressione stupida di una selvaggia trasportata ivi di peso dal centro di qualche vergine fo resta.

— Venga, signorina — ella disse — la si gnora sta in salotto.

Ma, prima di avviarsi, si accostò a Penelope e scambiò con essa alcune frasi concitate.

— Dille che io l'aspetto, che ho bisogno di parlarle ·--- mormorò Penelope, con l'accento di una persona assolutamente sicura del fatto suo.

— Va bene, glielo dirò, ma per oggi non credo sia possibile — rispose Camilla, e prece · dendo la signorina, le fece percorrere il corri doio, la fece attraversare un piccolo salottino di passaggio, posciat spingendo l'uscio e sollevando il cortinaggio imbottito di seta, annunziò con en fasi:

— E' arrivata la figlia della signora — e si trasse in disparte, seguitando peraltro a rimanere presso la soglia.

Un piccolo grido, un fruscio di sete, un'onda di profumi, e Flora sentì cingersi il collo da due braccia morbide, nude fino al gomito, e si sentì solleticare i capelli della nuca dalla carezza un po' felina di unghie accuminate.

Renato Gualterio, entrato da un'altra porta, formava gruppo, al lato opposto del salotto, con suo padre e l'onorevole Montefalco.

---· Sei tu, mio piccolo fiorellino, mia bamboletta bella? Sei tu, mia piccola capinera? — ri peteva Adriana, con le braccia sempre abbando nate intorno al collo della figliuola, con' la per sona,. sinuosamente leggiadra, avvolta nelle pie ghe fluenti di una lunga veste color avorio, con