Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/137

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— E' arrivata la signorina, la figlia della con tessa — disse Renato, accennando a Plora con rapido batter di ciglia, e spalancò la porta, senza perdere di vista il volto astuto della cameriera, la quale scambiò, rapida e furtiva, con Renato un'occhiata d'intelligenza schernitice.

Flora avrebbe voluto chiamare sua madre ad alta voce, precipitarsi attraverso le stanze, cer carla, trovarla, stringerla, soffocarla, coprirla di baci e di lacrime; ma l'anticamera era cosi se vera, coi pesanti cortinaggi; il lungo corridoio si perdeva in una oscurità così greve di silenzio e di mistero, che Flora ebbe appena il coraggio di mormorare con voce soffocata dall'emozione:

— Dov'è la mamma? Mi facciano il piacere di chiamare la mamma.

Penelope aveva deposta la pesante valigia e si era seduta, con atteggiamento di grande fami gliarità, sopra una seggiola di legno intarsiato; il giovane Gualterio si teneva diritto, immobile presso la porta immediatamente rinchiusa, e Ca milla, che sarebbe stata irreprensibile nel suo grembiale bianco, qualora un denso strato di ci pria sul musetto furbo e un alto nastro rosso, stretto intorno al collo, non l'avessero fatta so migliare a una servetta da palcoscenico, rimaneva incerta se chiamare in disparte le signora per an nunciarle la notizia, o se fare un colpo di scena e introdurre senz'altro la signorina nel salotto, dove gli ospiti si trovavano riuniti a prendere il caffè.

Si appigliò a quest'ultimo partito, desiderosa di godersela un poco a guardare che occhi avrebbe sgranati la signora, vedendosi piombare addosso, all'improvviso, quella figliuolona più alta di lei,