Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/352

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Guarda — esclamò Flora giocondamente — non. ti pare che questo uomo di pietra voglia ri dersi di noi?

— Ebbene, facciamolo ridere per qualche cosa — disse Germano, e, rapido, la baciò dietro un'o recchia.

Flora protestò con comica indignazione. — Come? Baciarmi al cospetto di un antico romano? Tu manchi di rispetto a Muzio Scevola!.. — Perchè proprio a Muzio Scevola? — do mandò il Rosemberg. Flora non sapeva nemmeno lei in che modoc'entrasse Muzio Scevola; ma, insomma, quell'an tico romano di pietra era mancante di tutte due le mani e poteva anche essere un parente di Muzio Scevola. — Comunque — disse il Rosemberg — gli antichi romani non avevano scrupoli e andavano più per le spicce di noi, in certe faccende. A lui sarebbe piaciuto molto di essere un im peratore di quei tempi. Senza noie, senza leggi, coperti di pietre preziose, con palazzi vasti come città, turbe di schiavi, banchetti che duravano in tiere notti, lingue di pappagallo, anguille ingras sate nel vino, piogge di rose, feste, giuochi, pre potenze di ogni risma, doveva essere una vita da non morir mai! Flora avrebbe preferito di essere una vestale. L'idea di un tempio dove un fuoco sacro dovesse ardere, perenne, la commoveva; se non che Ger mano, stringendole il braccio, le fece osservare maliziosamente che, se ella fosse stata una ve stale, avrebbero dovuto seppellirla viva da lungotempo.