Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/360

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è lecito presentarsi ad'esigerlo in ore indebite ina bisognerà oramai imparare a non meravigliarsi di niente in questa casa Dopo di che uscì di pessimo umore e nell'anticamera finse non udire il saluto rispettoso di Penelope.

Flora si volse a Renato, giungendo le mani. — Dio! Dio I Come fare adesso? Penelope viene per ritirare le duecento lire che le ho promesso per questa mattina, e io non le ho più. Ho fatto male a dartele. Renato convenne placidamente che, forse, la ma trigna avrebbe fatto meglio a rifiutargliele. — Rendimele allora — ella supplicò. — Volentieri se non ne avessi già disposto; ma, vedi, quel danaro mi era tanto necessario che l'ho' preso alle undici e alle dodici non l'avevo già più. — Tu mi hai promesso sulla tua parola di re stituirmele per la vigilia di Natale. — Certo, io te l'ho promesso, e spero, anzi sono sicurissimo di poterlo fare; a meno, natural mente, che gli altri non manchino di parola con me, perchè, in tal Caso, io non potrei assumere la responsabilità dell'altrui malafede. Parlavano piano, interessati entrambi a non farsi udire da Anna Maria; Flora perchè voleva che ella ignorasse i suoi pasticci; Renato perchè de siderava che ella non sapesse niente de' suoi scia lacqui. Penelope, seccata di aspettare, apparve nel vano della porta, e il giovane Gualterio si affrettò ad allontanarsi per non aver l'aria di curiosare nei fatti che non lo riguardavano. Flora avrebbe voluto trovarsi nelle viscere della terra.