Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/359

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da lei vissuta non sapeva dove, non sapeva quando; ma la linea del palazzo, la trasparenza della luce, lo sguardo accigliato della donna, l'odore stesso delle erbe le rievocavano i partico lari di un altro minuto identico, emergente iso lato da una intiera vita scomparsa.

Diceva spesso in famiglia di sentirsi male, ac cusava dolori vaghi e malesseri inesplicabili; ma tutti si stringevano nelle spalle, dicendo che chi sta male non mangia e non va a passeggio.

Si era a mezzo il dicembre e i Gualterio fa cevano colezione, quando una mattina Flora di venne livida, udendo suonare con violenza il cam panello della porta d'ingresso. Anna Maria si recò ad aprire e, dopo un breve dialogo scambiato ra pidamente a bassa voce con la visitatrice, tornò in salotto da pranzo per servire le frutta.

— Chi è? — domandò il cavaliere. — È Penelope che ha portato la posta. — Vorrei sapere — disse Giorgio, estraend > una mandorla dal guscio — con quale diritto Pe nelope si permette di suonare con simile autorità — e, non potendo perdere tempo, giacché all'avvi cinarsi del nuovo anno il lavoro di ufficio aumen tava, si stuzzicò in fretta i denti, infilò il sopra bito, aiutato da Anna Maria, e si avviò per uscire; ma, veduta Penelope, la quale aspettava seduta nell'anticamera, tornò indietro per domandare che cosa quella donna volesse. — Vuole me — disse Flora; — le ho pro messo di regalarle una mia veste usata, e mi aspetta per averla. - Anzitutto mi pare che tu potresti disporre meglio della tua roba di scartoj; poi un oggetto che si dona non è un debito che si paga, e non