Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/372

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figlia; Anna Maria faceva capolino ad ogni poco; ma si ritirava subito, martoriata dal terrore di venire accusata dalla signora di complicità. Il ca valiere l'avrebbe cacciata senz'altro con ignominia.

Flora appoggiava le mani, ancora nascoste nel manicotto, sopra la spalliera di una seggiola e provava una specie di gioia tumultuosa nel con statare che la disperazione saliva dentro di sè, incitandole il cuore all'eroismo.

Si udi suonare il campanello e ci fu una pa rentesi breve. Renato mandava, per mezzo di un fattorino, un laconico biglietto di scusa a suo padre. Affari imperiosi l'obbligavano a rimanere assente per tutta la serata.

Il cavaliere ebbe, movendo appena le labbra, una risata chioccia di raddoppiata amarezza; si pose la lettera in tasca e proseguì:

--· Io non volevo credere a quanto colei mi raccontava. Una storia incredibile di prestiti, in trighi, pegni, cambiali, roba degna della pazza fantasia di un romanziere. Ma si lotta forse contro l'evidenza? Ho dovuto credere, ho dovuto arren dermi, ho dovuto pagare, ho dovuto tollerare la petulanza di colei, che alle mie minacce di farla cacciar via dal padrone di casa, ha risposto che la vergogna ricadrebbe tutta sopra di me. E ora devo andarmene, devo fuggire. Posso io passare ogni giorno davanti al viso beffardo di quella donna? E anche quando, a costo di spese e di sagi, avrò cambiato di casa, vivrò forse tranquillo? Si mette il catenaccio alla porta perchè i ladri non entrino a derubarci; e i ladri stanno intanto vicino a noi, mangiano il nostro pane, ci dor mono accanto, ci svaligiano impunemente sotto l'egida della legge. E' mostruoso. A tale stregua