Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/371

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abbandonata e miserabile che la più cenciosa men dicante pensava dovesse essere una regina al suo confronto.

Il cavaliere, quantunque avesse già narrati gli episodi dell'inverosimile avvenimento, li ripetè a sua moglie con parola lenta e prolissa.

— Io stavo tranquillo, sicuramente stavo tran quillo. Un galantuomo non ha forse il diritto di sentirsi tranquillo a casa sua? Io mi sentivo dunque tranquillo, allorché venne la portinaia, la complice di mia moglie; sissignori, la sua complice, perchè non è forse delitto legarsi ai danni di una persona rispettabile per trascinarla alla gogna? Ebbene, la complice di mia moglie si è presentata con la collezione dei francobolli in una mano e una cam biale nell'altra.

La cambiale, tenuta per un angolo con ribrezzo, tra la punta dell'indice e del pollice, veniva agitata in aria, quale sinistro vessillo di distruzione.

Il colonnello chinava il capo come sotto l'im peto di una raffica, e a Germano un brivido cor reva lungo la schiena. La parola cambiale era sempre giunta al suo orecchio accompagnata dalle parole terribili di protesto e sequestro.

Egli conosceva molti piccoli proprietari rimasti annichiliti sotto il peso di quelle striscioline di carta più che sotto i colpi furiosi di una mazza.

— Vedi a che genere di pericoli sei sfuggito? — dicevano le pupille sporgenti di Balbina; ed egli, irritato anche per gl'insulti testé ricevuti da Flora, fissava con occhio umido di riconoscenza la mo glie, che lo aveva trattenuto sull'orlo di un simile abisso.

Adriana aveva assunta una posa di rassegnato annichilimento sotto il peso della vergogna di sua