Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/375

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Un bisbiglio sommesso di meravigliata indi gnazione corse fra gli astanti.

Balbina medesima, che rimaneva estranea per principio ai fatti altrui, non potè rattenere un moto fuggevole di protesta.

Evidentemente quella somma doveva servire per Penelope; ma, evidentemente, Penelope non l'aveva avuta. Ecco dunque altre duecento lire sperperate nel corso di una settimana. Il mistero diventava impressionante nella sua impenetrabi lità.

Flora ebbe un grido impulsivo di protesta. — Le duecento lire le ho date a Renato! — ma, appena pronunziate quelle parole, comprese che un nuovo, incommensurabile abisso le si spa lancava sotto i piedi; Germano ebbe un sorriso fugacissimo di gelosia beffarda; Adriana e Bal bina scambiarono uno sguardo inorridito, e Flora sentì salir dall'abisso il soffio terrorizzante di un sospetto innominabile. A questa nuova rivelazione Giorgio abbandonò il capo sul petto. Era annichilito. Fece cenno a Flora, con la mano, ch'ella poteva andare o re stare a suo piacimento, e Flora uscì' dalla stanza con passo di automa. Aveva accusato Renato per salvarsi, e l'accusa cadeva schiacciante sopra il suo capo. Passando dalla luce e il tepore del salotto da pranzo al buio gelido della sua camera nuziale, le parve di entrare nel regno vacuo delle ombre e ne provò infinito sollievo. A tentoni cercò la finestra e l'aprì senza far rumore; ma l'aria ta gliente le mozzò il respiro, onde si affrettò a ri chiudere le imposte e rimase con la fronte ap poggiata ai cristalli, senza pensare a togliersi