Pagina:Teatro in versi (Giacosa) I.djvu/21

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prologo 13

     Come un sole a meriggio, una grande chimera,
     Legge informe, malcerta, prepotente, severa,
     Assoluta giustizia o generoso errore,
     Inflessibile al pari del cristallo: L’onore. —
     Allora tu dell’armi infra i disagi grevi
     Santa della famiglia religïon splendevi.
     Allor, scoperto il capo e muti i circostanti,
     Il Padre, il vecchio, il sire, colle mani tremanti
     Benediceva al figlio, padre a sua volta, ed era
     Quell’atto più solenne di qualunque altra preghiera.
     E sapeva il vegliardo, chiudendo a morte il ciglio,
     Che presso alla sua tomba c’era un marmo pel figlio,
     E che il figlio del figlio, lattante bambinello,
     Dell’avo un dì sarebbe sceso anch’ei nell’avello;
     E pareva dicesse con sorriso estremo:
     Non sospiri, non lacrime, un dì ci rivedremo.
     E che vivi racconti nelle sere invernali!
     Fanciulle dai capegli d’oro, draghi coll’ali,
     Visioni, fantasmi, amori sventurati
     Che chiamavano le lacrime su quei volti abbronzati.
O storie di battaglie, d’amor, di cortesie,
     Nuvolette vaganti per quelle fantasie,
     O sereni riposi dopo l’aspre fatiche,
     O cortili ingombrati dai cardi e dalle ortiche,
     O gotici leggii, o vetri istoriati,
     O figlie flessuose di padri incappucciati,