Pagina:Tebaldo e Isolina.djvu/20

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SCENA VI.

Sala come prima.

Clemenza


Fortunata Isolina ella rivede
     Il suo ignoto ed amabile Cantore,
     Che repente scomparso, al di lei core
     Tante pene costava.
     Del Torneo vincitore è celebrato,
     Liberator del Padre a lei vicino
     Un propizio destino oggi lo guida.
     Ah così fausto ad essi ognora arrida!


SCENA VII.


Recinto solitario nel Castello tutto all’intorno ombreggiato da varie antichissime piante, che consacrate venivano ai capi, ai figli, ai prodi delle illustri famiglie, ed ai felici, o memorabili avvenimenti. Qualche avanzo d’offerte, e d’ornamenti si vede ancora pendere da esse, e si rileva qualche nome, e parte d’iscrizione incisa su quelle. Antico rovinoso Tempietto, celato per metà dalle piante, le cui finestre si veggono in parte spezzate.

S’apre per di dentro la porta del Tempietto, e si presenta con precauzione guardingo un Cavaliere tutto di negra armatura ricoperto, e con visiera abbassata, che avanza, ed alza la visiera: e Boemondo.

Boc. Tutto è silenzio. -- Abbandonato è il loco Sacro alla pace degli estinti. -- Accorsi