Pagina:Tebaldo e Isolina.djvu/42

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
40

Tal quella prima volta che l’intesi,

seguita sempre il suono dell’arpa

E che di lei m’accesi, era l’incanto...
Ma allora era felice — or trista, e sola
Forse a me pensa, e il suo dolor consola.

       Caro suono lusinghier,
       Dolce ognor mi scendi al cor;
       Tu richiami al mio pensier
       I piacer d’un casto amor...
       Quel bel dì, che ci rapì
       Di sua pura voluttà...
       Dove andò, mio ben, quel di!
       Ah! mai più ritornerà.

par.


SCENA XII.

Ermanno, Isolina, Cavalieri, Guardie.


Erm.

Ah! quel Boemondo? — Il mio furor

Is.

Perdona
„ La sua ferocia alle sciagure, al padre
„ Di chi due volte ti salvò la vita.

Erm.

Ei svenò mio fratello.

Is.

E il tuo fratello
„ Gli trucidò la sposa, e in lui rivolse
„ La taccia vil dell’assassinio infame
„ Gli fè perir la figlia... Ei pur di fame.
„ Opra de’ suoi furori
„ Dovea perir.

Erm.

Che orrori!

Is.

Generoso è il tuo core: a due famiglie
„ La pace omai ridoni!

con fervore

Erm.

Come!...

Is. Se tu perdoni...


Erm. severo

                 E sperar puoi?...