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Pagina:Teoria degli errori e fondamenti di statistica.djvu/270

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254 Appendice B - L'errore della varianza


Se si vuole invece calcolare l’errore da attribuire agli errori quadratici medi, cioè alle quantità s e σ radici quadrate delle varianze di cui sopra, non è possibile dare delle formule esatte: la ragione ultima è che il valore medio di s non può essere espresso in forma semplice in termini di grandezze caratteristiche della popolazione.

Per questo motivo è sempre meglio riferirsi ad errori di varianze piuttosto che ad errori di scarti quadratici medi; comunque, in prima approssimazione, l’errore di σ si può ricavare da quello su σ2 usando la formula di propagazione:

Var(σ)(1d(σ2)dσ)2Var(σ2)=14σ2Var(σ2)=σ22(N1);

cioè

σσσ2(N1) (B.1)

(il fatto che questa formula sia approssimata risulta chiaramente se si considera che la relazione tra σ2 e σ è non lineare).

Una conseguenza dell’equazione (B.1) è che l’errore relativo di σ dipende solo dal numero di misure; diminuisce poi all’aumentare di esso, ma questa diminuzione è inversamente proporzionale alla radice quadrata di N e risulta perciò lenta.

In altre parole, per diminuire l’errore relativo di σ di un ordine di grandezza occorre aumentare il numero delle misure di due ordini di grandezza; σσ/σ è (circa) il 25% per 10 misure, il 7% per 100 misure ed il 2% per 1000 misure effettuate: e questo è sostanzialmente il motivo per cui, di norma, si scrive l’errore quadratico medio dando per esso una sola cifra significativa.

Due cifre significative reali per σ corrisponderebbero infatti ad un suo errore relativo compreso tra il 5% (se la prima cifra significativa di σ è 1, ad esempio σ=10±0.5) e lo 0.5% (σ=99±0.5); e presupporrebbero quindi che siano state effettuate almeno 200 misure nel caso più favorevole e quasi 20·000 in quello più sfavorevole.