Pagina:Teotochi - Opere di Canova.djvu/117

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SONETTO


Chi vide il sen nascente, e il giovinetto
     Omero, e la non bene ancor fiorita
     Faccia pensosa sull’alato insetto,
     Che il voi dell’immortali alme ci addita;

Vo’, dice, riveder sì caro oggetto,
     Quando più rigogliosa e calda vita
     Scorra nel fianco pien, nel colmo petto.
     Così vera gli par la Dea scolpita!

Ed Amor batte intorno ad essa i vanni,
     Lieto nel vagheggiar nel nascer loro
     Le cagion dolci dei suoi lunghi affanni.

Casto,come l’immago, e il gran lavoro:
     Nè di Pericle, e Augusto invidia gli anni
     Il Secol nostro, che per esso è d’oro.