Pagina:Teotochi - Opere di Canova.djvu/26

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DEDALO


ED

ICARO



gruppo in marmo


II.


                                       Tremò nell’atto
          La man paterna, e un improvviso pianto
          Scese inondando le senili gote.


Così l’immaginoso Cantor di Sulmona ci dipinge Dedalo, quell’industre Ateniese che acciecato da rea invidia per Perdicca suo nipote, avendolo ucciso, fu dal Senato d’Atene cacciato in bando. Dedalo rifuggì in Creta, ove quel Re amollo di sì crudo amore, che gli vietò di uscir più dal suo regno. Il fatal decreto eccitò quel forte Ingegno, a cui erano tolte tutte le vie usitate di uscire, a tentare la via inusitata dell’aria, applicando a sè stesso ed al figlio suo, a guisa dei volanti uccelli, forti penne sul tergo. Nell’atto appunto di assettare ad Icaro le piume ce lo rappresenta l’immortale Scultor