Pagina:Tigre Reale.djvu/129

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l’ora, sebbene anche le due lanterne fossero accese. Dalla finestra si vedevano alcuni fiocchetti di nuvole rade, ancora leggermente illuminate sul cielo più scuro, che andavansi sfilacciando qua e là. Il viso della donna rimaneva al buio, sprofondata com’era in una gran sedia a bracciuoli. Era vestita di nero; avea una treccia bionda, allentata e quasi disciolta, che serpeggiava sulla spalliera e le mani dimagrate e bianche scintillavano di gemme. I suoi occhioni grigi, profondamente infossati, sembravano ardere e consumarsi, le labbra pallide e chiuse avevano una piega dolorosa. La morte avea lambito colla sua ruvida lingua quel viso trafelato, così bianco come se non vi scorresse più una sola goccia di sangue, e vi avea lasciato delle sfumature livide. Non la dimenticherò mai più.

Ella inchinò il capo con un triste sorriso, e mi fè cenno colla mano di mettermi a sedere.

Taceva, come dovesse superare uno sforzo, o ricordarsi di quel che voleva dirmi; c’era ancora qualcosa che non era vinta e che si ribellava in