Pagina:Tigre Reale.djvu/141

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Quell’uomo che si accasciava sotto il dolore faceva pietà; Giorgio, di solito così fatuo, così spensierato, si contorceva per nascondermi le sue lagrime e la sua debolezza. Tentai prendergli una mano; egli mi respinse dolcemente e continuò a piangere.

— Se tu sapessi quanto costino certe gioie fatali! mi disse alfine con un accento che penetrava l’anima — e quanto si soffra a esser così miserabile!

— Giorgio!

— Lo so che sono un miserabile! Ho ingannato quella povera Erminia, ho lasciato mio figlio quando sarebbe stato mio dovere di assisterlo, ho lasciato la mia casa, la mia felicità... il cuore mi si spezzava a lasciarli... e son partito!

— Perchè sei partito dunque?

— Perchè?— e mi piantò in viso uno sguardo da insensato — perchè bisognava... perchè ella mi ha scritto.

— E la tua visita a che le gioverà?

— Non lo so! a nulla! Bisognava andare.