Pagina:Tigre Reale.djvu/192

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Non osava parlare di sè. Ella levò il capo sbigottita, e Giorgio chinò lentamente il suo.

— Domani, diss’ella infine risolutamente, dopo un istante di esitazione. Vedremo domani.

— Come vorrai, rispose Giorgio levandosi da sedere.

Non le disse una parola del cugino. Sembrava esitante; stette a lungo prima d’andarsene, più a lungo del solito; le guardava le bianche mani, il viso pallido e dimagrato chino sul ricamo, all’ombra del paralume, la nuca gentile che la luce indorava leggermente screziandola delle tenere ombre dei ricci più fini, i begli occhi colmi di febbre, le pieghe di quella veste che cadevano mollemente sul tappeto; guardava con desiderio quel posto vuoto accanto a lei, sul canapè, che egli, il marito, non osava occupare, e quella spalliera che incurvavasi dietro le sue spalle, sulla quale avrebbe voluto posare il braccio. Poi una nube passò sui suoi occhi, e si accomiatò bruscamente.