Pagina:Tigre Reale.djvu/196

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gli stese quelle mani tutte bagnate, convulse e tremanti, e così rimasero faccia a faccia, senza dire una parola.

— Addio! diss’egli, addio! farò il mio dovere...

— Anch’io! mormorò Erminia ricadendo sul canapè.

Il dottore era stato chiamato in tutta fretta. La signora Ruscaglia, che veniva dall’accompagnare il nipote colle sue querimonie sino alla stazione, era accorsa tutta scalmanata. Erminia avea una febbre violenta con delirio, e il male mostravasi tanto più pericoloso quanto più era stato trascurato, e sembrava irrompere tutt’a un tratto, con una veemenza che non dava tempo a combatterlo. Rendona avea messo tutta la casa sossopra in un batter d’occhio, ed erano anche stati chiamati due altri medici per fare un consulto. La Ferlita andava e veniva come un sonnambolo; ascoltava quello che dicevano i medici, seguiva cogli occhi le persone che si affaccendavano per le stanze; di tanto in tanto si passava una mano sulla fronte.

— Che te ne pare? domandò a Rendona mentre costui rientrava in sala.