Pagina:Tigre Reale.djvu/23

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il marito che l’aveva sposata, gli uomini che tentavano rubarla al marito, le donne che le invidiavano le sue gemme e la sua avvenenza; questa grande passione umana, in nome della quale ell’era diva, le turbinava ai piedi, le ripeteva incessantemente lo stesso inno, glielo sbriciolava qua e là, al ballo, al teatro, nelle visite, in frasi galanti e in occhiate sentimentali. Ella, ritta sul piedestallo, s’annoiava, e provava delle curiosità pungenti. Una volta, una volta sola, quel sentimento ignoto, quel trastullo, quella forma dell’omaggio universale, l’avea investita dai piedi alla testa come una fiamma, e le avea dato febbri da leonessa. Più tardi, allorchè s’ erano veduti nelle feste la sua fronte di marmo e i suoi occhi asciutti, nessuno avrebbe potuto indovinare che ella soffocasse ruggiti di spasimo, e di quel turbine che in un’ora avea solcato la sua anima, di quella caduta di un istante, non rimanevano altre vestigia che il sorriso implacabile della sua civetteria, e certa aridità scintillante dello sguardo che sembrava cercare qualche cosa, un conforto,