Pagina:Tigre Reale.djvu/43

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La contessa stava sempre meglio, riceveva quasi tutte le sere la de Rancy, Giorgio, e tre o quattro altri; di tutti i suoi amici La Ferlita era divenuto il più assiduo, passava soventi le sere intere in via Principe Amedeo, presso il caminetto, col thè fumante sul tavolino, e se pur gli balenava in mente il desiderio di baciarle la mano delicata, lo faceva da dilettante, per una vecchia abitudine, quasi per un obbligo di cortesia, e non pensava più che sarebbe stato possibile perdere la testa per quella leggiadra signora colla quale passava così piacevolmente la sera, in tranquilla intimità. Un giorno le disse ridendo:

—Perchè la prima volta che son venuto a farle visita mi ha domandato se fossi stato in broncio con lei?... Dica la verità... c’è stato un momento, tempo fa, in cui devo esserle sembrato assai ridicolo!

Ella aggrottò le sopracciglia, o perchè la domanda la pungesse, o perchè cercasse risovvenirsi.