Pagina:Tigre Reale.djvu/52

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Alcune altre volte invece ell’era di un’allegria matta e rumorosa, e allora non c’era follia che non osasse fare. Una sera rimandò la sua carrozza e si fece accompagnare a piedi sino alla sua abitazione. Faceva un freddo da lupi, ed ella tremava tutta, imbacuccata com’era. Giorgio era di cattivissimo umore, e avea tentato tutti i mezzi per dissuaderla; ella, pur sbattendo i denti dal freddo, rideva di lui e gli diceva che si divertiva mezzo mondo. La notte era serena e stellata, e fuori porta San Gallo non c’era più anima viva; Nata doveva stringersi un po’ nelle vesti e contro di lui. Quel silenzio profondo, quell’aria frizzante, quell’oscurità punteggiata dalla doppia fila dei fanali schierati sul viale deserto, quella solitudine, l’allettavano, sembravano eccitarla.

— Che peccato non ci sia neppur un briciolo di colpa in quel che stiamo facendo!» gli disse con voce vibrante, e i suoi occhi luccicavano nel-