Pagina:Tigre Reale.djvu/53

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l’ombra, ebbe due o tre colpetti di riso nervoso. Coloro che ci incontreranno ci prenderanno per due amanti, non è vero, Giorgio?... Orsù, non mi tenete il broncio; diamoci del voi a quest’ora, lasciatemi fare; voi stesso avete detto che ho poco da vivere.

Anche motteggiando aveva sempre di queste lugubri allusioni.



Spesso invitava La Ferlita a colazione, da sola a solo, si faceva servire nel suo salotto, sul tavolino posto dinanzi alla finestra del giardino, cercando dare un sapore di cena sospetta a quella colazione fatta alla gran luce del sole, rosicchiando, mangiucchiando di tutto, bevendo a piccoli sorsi il bordò prescritto dal medico nel bicchiere da sciampagna. Poi, colla tazza colma davanti, appoggiava i gomiti sulla tovaglia alquanto in disordine, e si metteva a chiacchierare, confidente ed espansiva come un buon camerata. Si raccontavano ridendo le loro conquiste, le loro civetterie,